Lotta alla povertà e all’esclusione sociale

18 Febbraio 2021

Dopo la fase più acuta della pandemia si è assistito a un preoccupante aumento della povertà. Alla crisi sanitaria è seguita una più profonda crisi sociale ed economica.

Si è poi registrata una crescita delle disuguaglianze, soprattutto intergenerazionali: molti giovani sono stati penalizzati perché non hanno avuto (o hanno perso) un accesso stabile al mercato del lavoro.

Chi oggi si trova in difficoltà merita di essere aiutato.

Le mie proposte

  • Incentivare e potenziare il credito sociale, il microcredito, le garanzie al rimborso dei finanziamenti bancari per necessità urgenti e le misure di urgenza antisfratto.
  • Sottoscrivere delle convenzioni tra il Comune e le banche più volenterose, che prevedano l’impegno degli istituti di credito a sospendere le azioni più “aggressive” (azioni esecutive, pignoramenti, escussione dell’ipoteca ecc.) per almeno 12 mesi.
  • Potenziare i servizi di Milano Abitare, che favoriscono la ricerca di un alloggio privato a canone concordato e garantiscono il pagamento dei canoni di locazione da parte di persone che siano state sfrattate o si trovino in emergenza abitativa, tutelando inquilini e proprietari.

Con il superamento della fase più acuta della crisi, abbiamo assistito ad un aumento della povertà(anziché ad una sua riduzione). Circa 185 mila famiglie lombarde si trovano, infatti, in condizione di povertà assoluta e, rispetto al 2014, l’incidenza di povertà assoluta è salita dal 3% al 6,7%. Il dato è particolarmente significativo, se si considera che la crisi ha avuto origine nel 2007/2008 (dunque oltre 10 anni fa). In generale, più del 20% della popolazione in Italia risulta a rischio povertà, a livelli nettamente superiori alla media dei paesi UE.

Il rischio di trovarsi in condizione di povertà varia sensibilmente al variare dell’età: la diffusione della povertà cresce, infatti, al decrescere dell’età (si sono andate creando, dunque, nuove disuguaglianze intergenerazionali, spesso a sfavore dei più giovani). In Lombardia, nel 2016, si osserva una incidenza di povertà pari all’1,2% fra gli over65enni, al 4,5% fra i 35-64enni e al 5,9% fra i 18-34enni. Inoltre, una caratteristica che influenza la diffusione della condizione di povertà è la cittadinanza: in Lombardia, nelle famiglie con “persona di riferimento” italiana, l’incidenza di povertà è al 2,8%, mentre, in quelle con una persona di riferimento con cittadinanza straniera, sale al 20,5%.A Milano, come indicato nei dati forniti dalla Camera di Commercio, il settore del commercio al dettaglio è tra quelli maggiormente colpiti; nel periodo considerato, sono state espulse dal mercato circa 20mila imprese artigiane, con la scomparsa del 45,4% degli artigiani autonomi under35 (si registra, inoltre, una riduzione del 14,4% dell’artigianato manifatturiero).

Quindi:

  • l’avvio di una prima ripresa economica (testimoniata da una crescita del PIL lombardo all’1,4%, superiore alla media delle regioni del Nord) non ha dato soluzione (anzi, ha visto un aggravamento) delle condizioni di povertà (specie dei giovani con età fino a 34 anni) e delle persone in cerca di occupazione;
  • l’indice di povertà non risparmia (anzi, colpisce in maniera significativa) anche i lavoratori in proprio, i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori e le imprese artigiane, per i quali l’indice di povertà assoluta è superiore alla media delle regioni del Nord;
  • l’avvio di una prima ripresa economica (che non sembra consolidarsi) sembra aver aggravato le disuguaglianze, penalizzando soprattutto i giovani e chi non ha avuto (o ha perso) un accesso stabile al mercato del lavoro.

Ecco alcune mie proposte:

Incentivazione e potenziamento del credito sociale, del microcredito, delle garanzie al rimborso dei finanziamenti bancari per necessità urgenti e delle misure di urgenza antisfratto (evitando, però, definizioni moralistiche come “morosità incolpevole”: se ci si trova in condizioni di povertà, non credo esistano morosità “colpevoli” e “non colpevoli”; se il mancato pagamento è dovuto alla pura inerzia del debitore, non per questo dobbiamo bollare il suo comportamento come “colpevole”; il compito dell’amministratore locale non è quello di dare giudizio morali, ma di approntare soluzioni pratiche)
Il Comune dovrebbe sottoscrivere con le banche più volenterose apposite convenzioni, che prevedano l’impegno degli istituti di credito a (i) sospendere le azioni “aggressive” (azioni esecutive, pignoramenti, escussione dell’ipoteca, messa a rientro del credito, segnalazioni alle banche dati dei “cattivi pagatori”, ecc.) per un periodo (minimo 12 mesi) per dare al debitore la possibilità di approntare soluzioni per riprendere il rimborso e (ii) erogare finanziamenti a tassi di interesse calmierati a favore dei cittadini milanesi, al rispetto di determinate condizioni, per far fronte a necessità urgenti e legate alla crisi, con l’impegno del Comune a garantire integralmente il rimborso del debito

. deve essere costituito un fondo comunale (anche con il coinvolgimento di banche e altri istituti) per garantire il pagamento dei canoni di locazione da parte di persone che siano state sfrattate o si trovino in emergenza abitativa. E’ paradossale che a Milano ci siano più case vuote delle persone che le cercano. Occorre sbloccare la situazione agevolando gli affitti, cosa che può avvenire facendo in modo che, le persone che abbiano subìto uno sfratto (o si trovino in emergenza abitativa) possano trovare un alloggio e, in caso di mancato pagamento dei canoni, il proprietario possa rivalersi sul fondo comunale. Ovviamente occorre stabilire dei parametri e dei requisiti di accesso al programma, ma è un punto di inizio per affrontare l’esigenza abitativa. Gli esperimenti del “Canone Concordato” (con la preziosa esperienza di Milano Abitare) e della “morosità incolpevole” dovranno essere potenziate: mi è capitato più volte di imbattermi in proprietari di appartamento che, di fronte alle richieste degli inquilini di allineare i canone a quello “concordato”, rispondevano: “non mi conviene”. Il beneficio fiscale offerto ai proprietari non è ancora sufficiente per “ingolosirli” e la richiesta dell’inquilino appare ancora come una richiesta disperata di aiuto, piuttosto che come una proposta di accordo win-win.

. spesso la povertà colpisce piccoli nuclei di anziani (o anziani soli) che godono della sola pensione minima. Le statistiche dicono che spesso a Milano gli interventi di supporto agli anziani soli, oltre ad alleviare la solitudine e a soddisfare piccole necessità pratiche (la spesa, l’acquisto dei medicinali, ecc.), dilatano i tempi di accesso di queste persone alle cure ospedaliere: così, chi si sente un po’ meno solo, più considerato e affiancato nella propria vita quotidiana (grazie al supporto del volontariato e delle istituzioni) torna in ospedale più tardi di chi viene lasciato completamente solo. Lotta alla solitudine e miglioramento delle condizioni di salute fisica sono, quindi, strettamente legati tra loro. D’altra parte, molte persone in età giovane subiscono uno sfratto o si trovano in situazione di emergenza abitativa, pur disponendo, magari, di un minimo reddito. Dal mio punto di vista, il Comune potrebbe favorire (magari anche creando una “anagrafe” delle famiglie o degli anziani che si trovino in situazione di necessità) l’incontro tra gli anziani soli e le persone che cerchino un alloggio: queste potrebbero pagare un canone di locazione poco più che simbolico (per una stanza), soddisfacendo, così, la propria esigenza abitativa urgente, ma rendendosi disponibili a dare supporto alla persona anziana, padrona di casa, in molti modi (piccoli lavori di manutenzione, pulizie, spesa, acquisto medicinali e così via). Così, la persona anziana (che sconta il problema della pensione minima e della precarietà, oltre che quello della solitudine) godrebbe di una integrazione di reddito (che, a volte, può essere molto importante, nell’arco di un anno) e di un aiuto nelle necessità concrete, oltre che della presenza di un’altra persona in casa, che può allontanare la paura, la solitudine e l’insicurezza. Le persone da “alloggiare” dovrebbero ovviamente essere adeguatamente “tutorate” da associazioni o dallo stesso Comune. Il pagamento dei canoni di locazione dovrebbero essere garantiti dal fondo comunale di cui abbiamo detto.
• Mi ispiro a progetti come quello del sindaco di Comerio (che ha dato in affitto una propria abitazione ad una cooperativa che si occupava di rifugiati; con i proventi dell’affitto, ha creato borse-lavoro per i residenti, dimostrando, così, che l’immigrazione non “toglie” nulla ai residenti, ma, anzi, può rappresentare un’opportunità per tutti:), alla “Yunus Social Business” (http://www.muhammadyunus.org) e al movimento “The Leap” (https://theleap.org). Mi hanno particolarmente colpito questi esperimenti di business sociale (che hanno avuto un grande successo!):

Il progetto “Mobiliz” (garage solidali), che ha permesso la creazione di una rete di carrozzerie in economia di scala, per garantire agli utenti a basso reddito di beneficiare di costi molto contenuti (Francia) –

I progetti del Centro dell’Università di Firenze, che organizza giornate di formazione che ogni anno presentano idee del business sociale a oltre un migliaio di studenti universitari e delle scuole superiori;

I progetti lanciati dai giovani imprenditori del business sociale presso gli “Impact Hub” (anche a Milano) e dagli sviluppatori/incubatori della comunità “MakeSense” (https://makesense.org/en/);

Il progetto “Optique solidaire”, che permette di beneficiare di costi molto contenuti per l’acquisto di occhiali da vista (soprattutto per bambini) da parte di chi vive in condizioni di difficoltà economica (Francia) –

Il progetto “Food Assembly” (Regno Unito) – https://en.wikipedia.org/wiki/The_Food_Assembly

Il progetto “Human Harbor Corporation”, che si avvale della collaborazione di ex detenuti per lo svolgimento di attività di cura dell’ambiente (Giappone);

Il progetto “Bon e Bien”, che permette il recupero e la distribuzione di prodotti alimentari derivanti da frutta e verdura (ugly vegetables) che, altrimenti, farebbero parte dello spreco alimentare (Francia).

Tra l’altro, sul tema dello spreco alimentare, il Comune di Milano dovrebbe sponsorizzare e premiare gli esercizi commerciali che incentivano la conservazione degli avanzi alimentari, che dovrebbero essere preparati e consegnati al cliente, prima che lasci il ristorante (non si fa così in tutti i ristoranti di New York?): gli esercizi commerciali “virtuosi” dovrebbero essere premiati mediante bonus e incentivi fiscali/amministrativi/burocratici, anche dando la possibilità di esibire la loro “affiliazione” a un programma comunale di lotta agli sprechi alimentari e di tutela ambientale (con conseguente ritorno di immagine per i ristoratori).

Lotta alla povertà e all’esclusione sociale ultima modifica: 2021-02-18T13:04:39+01:00 da tsadmin

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