Potenziamento dei servizi per disabili

18 Febbraio 2021

Non dobbiamo dimenticare né le persone disabili, né le loro famiglie. Nessuno va lasciato indietro, soprattutto nel momento delicato che stiamo affrontando.

Milano deve prendersi cura dei disabili meglio di quanto abbia fatto finora. Va aumentato il numero delle strutture sul territorio e vanno migliorati i programmi sociali e professionali a loro dedicati.

Ai disabili va data l’opportunità di essere indipendenti.

Le mie proposte

  • Aumentare il numero dei CAG (Centri di aggregazione giovanile), dei CAM (Centri di aggregazione multifunzionale) e dei CSE (Centri sociali educativi), servizi che a Milano sono ancora limitati e in alcuni distretti del tutto assenti.
  • Istituire uno SFA (Servizio di formazione all’autonomia). Una struttura che aiuta i disabili gravi – in particolare, i disabili inabili al lavoro – a rendersi autonomi e indipendenti. La carenza di strutture di questo tipo rende difficile, infatti, anche svolgere compiti ordinari, come autoalimentarsi o pulire casa.
  • Migliorare le attività dei CDD (Centri diurni per disabili), che attualmente offrono programmi troppo generici e poco strutturati, mettendo insieme disabili adolescenti con disabili ultracinquantenni, senza distinzione.
  • Rendere operativo il progetto “Dopo di noi”, fermo al 2018, per l’assistenza in favore dei disabili privi del sostegno familiare.

Quando si parla di disabili non bisogna dimenticare né loro, né le loro famiglie.

  • in alcuni distretti di Milano mancano i CAG (centri di aggregazione giovanile) e i CAM (centri di aggregazione multifuzionale): mi riferisco, soprattutto, a zona 3 e 9. Spesso, queste strutture offrono attività anche per i disabili;
  • a Milano manca uno SFA (servizio di formazione all’autonomia: si tratta di strutture che offrono servizi che aiutano i disabili gravi – in particolare, i disabili gravi inabili al lavoro che non hanno acquisito le autonomie minime – a rendersi autonomi). La carenza di strutture di questo tipo rende difficile, per i disabili gravi, anche svolgere compiti ordinari, come autoalimentarsi o pulire casa. Le famiglie sono già sovraccariche e spesso non riescono ad occuparsi anche di questa attività di “formazione” in senso lato (che dev’essere delegata a personale professionale e specializzato);
  • a Milano sono pochissimi i CDD (centri diurni per disabili) e, dove li trovi, spesso incontri un disabile adolescente inserito nello stesso programma con persone ultracinquantenni. In situazioni di questo genere, il disabile non può confrontarsi con persone della sua età;
  • i CSE (centri sociali educativi) sono ancora troppo pochi;
  • in genere, dopo aver completato un percorso di formazione professionale (tipicamente presso un CFP, centro di formazione professionale), si entra in una graduatoria. La lista di attesta, purtroppo, può durare anche due o tre anni, prima di ricevere conferma dell’ospitalità presso un CDD o in uno SFA: nel frattempo, le famiglie (spesso già in difficoltà economica) si devono sobbarcare dei costi di mantenimento, delle energie e del tempo che questo comporta, ma sono spesso impreparate a questo sforzo, sentendosi abbandonate dalle istituzioni;
  • il progetto “dopo di noi” è fermo al 2018;
  • spesso il problema dell’inserimento dei disabili viene “liquidato” inserendo il disabile in una scuola “normotipica”, con l’affiancamento di un insegnante di sostegno. Così facendo, però, spesso l’alunno disabile, pur apprendendo qualche piccola competenza, non ha alcun contatto con la socialità e finisce per essere ancora più isolato di quanto lo sarebbe stato in un istituto dedicato agli studenti con disabilità.
Potenziamento dei servizi per disabili ultima modifica: 2021-02-18T12:51:42+01:00 da tsadmin

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