Riduzione dell’inquinamento urbano

18 Febbraio 2021

Gli effetti del cambiamento climatico sono e saranno molto gravi e per questo dobbiamo occuparci con determinazione della transizione ecologica, della riconversione energetica e della salvaguardia dell’ambiente. A partire da Milano.

Si dovrà lavorare tanto, e bene, fissando obiettivi ambiziosi e raggiungibili grazie alla collaborazione di soggetti diversi (sociali, economici, amministrativi e politici).

Lo dobbiamo alle nuove generazioni, alle ragazze e ai ragazzi di domani.

Le mie proposte

  • Ristabilire innanzitutto un principio cardine, che dovrà guidarci nell’attuazione di provvedimenti mirati ed efficaci: chi inquina paga.
  • Aumentare sensibilmente gli investimenti in energie rinnovabili (per l’illuminazione, i trasporti e il riscaldamento) e farne uno dei maggiori motori economici della città.
  • Incrementare le apparecchiature che producono energia da fonti rinnovabili, cominciando dagli edifici pubblici, ed elaborare un programma universale per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni, anche mediante adeguati incentivi.
  • Lanciare un programma di ammodernamento delle abitazioni esistenti, facendo in modo che i quartieri più svantaggiati e a minor reddito siano i primi ad avvalersi degli interventi previsti.
  • Puntare sulla mobilità elettrica (anche in car sharing) e prevedere punti di ricarica energetica in corrispondenza (almeno) di ciascun ufficio postale presente in città.

In un recente reportage apparso sul “New Yorker”, è emerso che alcuni miliardari della Silicon Valley e di Wall Street (i cosiddetti survivalisti) si stanno parando le spalle contro la (attesa) devastazione climatica e il collasso sociale, comprando spazi all’interno di bunker sotterranei personalizzati (sorvegliati da mercenari pesantemente armati) e costruendosi case-rifugio in quota. Non sono al corrente di iniziative del genere in Italia, ma non ne sarei troppo sorpreso. Ecco qualche mio primo spunto:

• Va ristabilito il principio per cui “chi inquina paga”
• L’investimento in energie rinnovabili (illuminazione, trasporto, riscaldamento, ecc.) dovrebbe rappresentare uno dei maggiori motori economici della città (sul modello di alcune città virtuose, non troppo diverse da Milano, come Monaco di Baviera e Barcellona). Peraltro, va smentita l’idea per cui l’investimento in tecnologie rinnovabili sia appannaggio dei fondi di investimento specializzati o di soggetti con grandi capacità economiche. In Germania, metà delle strutture per la produzione di energia da fonte rinnovabile è nelle mani di gruppi di cittadini, di contadini (come nel caso delle biomasse) e di novecento cooperative energetiche
• Va promosso un programma universale per case a maggiore risparmio energetico, anche mediante adeguati incentivi
• Occorre lanciare un programma di ammodernamento delle abitazioni esistenti, facendo in modo che i quartieri più svantaggiati e a minor reddito siano i primi ad avvalersi di tali programmi: gli investimenti da riqualificazioni (finanziati dall’intervento di fondi comuni di investimento immobiliare interessati a mettere a reddito e a rilanciare la gestione dei condomini) creerebbero occasioni di lavoro per gli stessi cittadini (carpentieri, idraulici, ecc.) che poi dovrebbero risiedervi.
• Penso sia doveroso lanciare un programma di riqualificazione degli edifici pubblici (con particolare riguardo alle scuole), creando, ancora una volta, occasioni di investimento e di lavoro per i residenti, con beneficio per la comunità del territorio
• Diffidate di chi vi dice che Milano può rendersi completamente indipendente dalle fonti fossili. Certo, il Canada sta implementando un progetto con questo obiettivo, ma in un’ottica “di paese” e non di singola metropoli: il discorso, fidatevi, è molto diverso. In Germania, già oggi, il 30% dell’energia utilizzata in quel paese è prodotta da fonti rinnovabili, ma, ancora una volta, parliamo di obiettivi raggiungibili solo a livello paese. Non dimentichiamo che la strada che porta dall’ambizione all’utopia è molto ripida. Qualsiasi politica di decarbonizazzione non può ignorare le caratteristiche strutturali (e fisiche) della rete energetica e del suo funzionamento. Chi vi racconta qualcosa di diverso vi prende in giro o non è informato. Quello che si può (e si deve) fare è: (1) incrementare a Milano le apparecchiature che producono energia da fonte rinnovabili, cominciando dagli edifici pubblici e lanciando una imponente campagna di informazione/sensibilizzazione nei condomini e nelle scuole (ma subito!) e (2) esisterà sempre una quota di energia che dovremo acquistare dalla rete. Considerato che l’energia immessa nella rete non è più “tracciabile” (non è così semplice capire da quale fonte provenga l’energia che si acquisisce, di volta in volta, dalla rete), non potremo avere la matematica certezza che si tratti sempre di una quota green. Bene, questa parte residua (cioè proveniente da fonti non rinnovabili) di energia utilizzata a Milano (ad esempio, dagli uffici pubblici, ma non solo) dovrebbe poter essere acquistata solo da produttori in grado di certificare, a loro volta, la natura “green” dell’energia da loro immessa nella rete: in questo modo, per quella frazione (residua) di energia (non pulita), nessuno potrà biasimare Milano per non aver fatto tutto quello che era possibile “in natura” per avvalersi solo di energia rinnovabile. E’ un obiettivo ambizioso, che presuppone la collaborazione di numerosi soggetti sociali, economici, amministrativi e politici, ma sono certo che un approccio sincero e onesto (che non nasconde i limiti dell’operazione) alla fine premierà. In ogni caso, darsi obiettivi (forse) troppo ambiziosi è utile per raggiungere mete che, diversamente, non sarebbero nemmeno sfiorati.
• Occorre potenziale i veicoli elettrici (anche in car sharing) e stabilire punti di ricarica energetica in corrispondenza (almeno) di ciascun ufficio postale della città.

Riduzione dell’inquinamento urbano ultima modifica: 2021-02-18T12:58:25+01:00 da tsadmin

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