TORNANDO A CASA. Un articolo del mio amico Marcello

22 Settembre 2021

Autore: Dott. Marcello Pedemonte

Parafrasando un grande film degli anni ’80 oggi parliamo della casa, del bene casa con qualche riflessione senza rete. Come scriveva un famoso filosofo del ‘900 Maurice Halbwachs nel libro “La Memoria Collettiva”,  …uno dei principali fattori di crescita dell’uomo è quello di andare sempre verso il significato delle cose, tendere sempre a questo viaggio per arrivare a comprendere.

E seguendo l’esempio di Halbwachs il nostro obiettivo è quello di cogliere oggi il significato di questa così rilevante scelta per l’essere umana: la casa.

Ma per farlo,  per come percepiamo questo tema, abbiamo bisogno di rallentare e  chiediamo al tempo di scendere di velocità e di regalarci ampie pause di riflessione. Questo perché vogliamo riflettere sul valore della casa sul problema e sul bisogno di una casa; vogliamo in qualche modo restituire a questo totem delle nostre esistenze la sua corretta fisionomia.  Per una volta lasciamo da parte ogni riferimento a temi economici e li chiudiamo in un cassetto ed è giusto che almeno per un giorno restino lì, chiusi ed in silenzio.

Rallentato il tempo e opportunamente dispiegate su di un tavolo di lavoro le nostre analisi, dobbiamo prendere atto che sulla casa …abbiamo dimenticato cose importanti e certamente fondamentali.

La casa è prima di tutto un bene primario nella storia della vita delle persone, a prescindere dal suo valore estetico, venale o commerciale. 

Se è vero come è che l’asse sociale portante di una comunità è la famiglia, la casa ne costituisce le radici. E’ questa una interpretazione di valore che abbiamo perso?

Si.

E per comprendere quanto pacato realismo ci sia in questa constatazione,  vi basta prendere in mano uno o due album di foto della vostra famiglia. La storia-sequenza delle immagini dei vostri figli, il calore dei tanti Natali che li ha visti crescere, gli affetti di è arrivato e di chi è partito verso altri mondi, i sorrisi ed i pianti dei diversi momenti: tutto si svolge all’interno di un teatro e su di un palco che si chiama “casa”.

Proprio lavorando sul nostro grande tavolo disordinatamente ricco di storia, fogli ed immagini appare chiaro che non stiamo lavorando solo su dei ricordi ma su delle vere e proprie radici della nostra storia: passata, presente e futura.

Mai come in questi ultimi anni un nuovo significato del bene casa intesa come rifugio, non a caso nel parlare comune si parla di  “bene” casa (…e bene significa bene!)  la casa è diventata quasi un fortino, il posto dove ci sentiamo più protetti e quindi più sicuri, quasi che mura e vetrate siano in grado di difenderci dall’aggressione sia quella reale, come quella della pandemia, che da quella interiore della nevrosi,  di un modo di vivere da riformare a 360 gradi.

Ci viene da sorridere al pensiero di poter rievocare un altro best seller cinematografico come “Fort Apache”.

Ma in fondo non c’è poi così tanto da sorridere.

Uno sguardo al passato del nostro paese,  alla storia del periodo post-bellico degli anni ’50 in Italia, ci racconta un’altra vocazione interessante del nostro caso di studio.

Allora c’era la povertà vera e l’unico mezzo di sostegno per le famiglie e di supporto alle preoccupazioni rispetto al futuro era la terra. Perché questo termine si traduceva in sopravvivenza ed in speranza per i mesi a venire. Ancora oggi in parte è così, ma oggi nell’epoca del terzo millennio globalizzato e soprattutto nelle grandi cities, la casa ho sostituito la terra in questa ruolo di bene garante del futuro, di investimento multipolare per l’oggi e per il domani.

Ci fermiamo qui nella nostra ricerca, solo per ora.

Ed a questo punto nasce spontaneamente una domanda tra gli addetti ai lavori: ma se la casa è ricordo e radice della nostra storia, è un  rifugio fisico e psichico per noi e per le persone che amiamo, è un investimento soprattutto per i nostri figli; possiamo affermare che esiste anche un diritto alla casa e se sì,  questo diritto nasce da un bisogno sociale?  E’ nostro dovere occuparcene tra quelli prioritari? La risposta è Sì.

E ancora:  mercato e commercializzazione comprendono anche il bene casa? Certamente sì, fanno parte di uno dei più importanti segmenti dello sviluppo economico di una nazione. Ma il mercato può essere elemento che soddisfa il diritto di un bene così connesso con alcuni dei massimi valori dell’esistenza e del convivere umano ? La risposta è No.

Tra bisogno/diritto e mercato/commercializzazione c’è un ponte che li divide.

Qualcuno deve creare nuove forme di modernità sociale per fare in modo che tutti possano partire e raggiungere l’altra sponda.

 

TORNANDO A CASA. Un articolo del mio amico Marcello ultima modifica: 2021-09-22T12:08:17+02:00 da Francesca Montanari

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